La Casa Famiglia ai tempi del Covid-19

La pandemia è stata un’occasione che la Casa Famiglia Emma Muratori ha cercato di cogliere e, perché no, sfruttare al meglio al fine di rinsaldare ciò che infondo la sostiene e anima: sicurezza, preghiera, condivisione, fede. Abbiamo chiuso ai parenti a fine febbraio, per garantire la massima sicurezza alle nostre anziane (e preziose) ospiti, per poi prendere la decisione di proteggere ulteriormente “le nostre nonnine” (così le chiamiamo noi monache della Comunità monastica San Serafino di Sarov) bloccando le entrate a ogni persona esterna da metà maggio. 

Allo stesso tempo abbiamo chiesto al nostro personale che non aveva famiglia di venire, in questo tempo, ad abitare con noi. Così la Casa Famiglia si è allargata: siamo decisamente aumentate di numero, alle nonnine e a noi Sorelle si sono aggiunte alcune ragazze ucraine, albanesi e italiane, trasferendosi nelle camere libere della nostra struttura. Così è iniziato un nuovo tempo vissuto non solo in piena sicurezza, ma anche capace di fare gustare a ognuna di noi l’incessante forza della comunione e il potere, rivoluzionario, di condividere nella diversità.

Cosa abbiamo fatto?
L’animazione con le nonnine si è intensificata, più attività ricreative e più momenti di preghiera hanno aumentato il loro coinvolgimento e senso di responsabilità. Si sono sentite importanti nel sostenere con il loro contributo quella preghiera corale, condivisa anche con il Papa, per la fine della pandemia. 
La preghiera del rosario, in particolare, è ulteriormente fiorita durante questo tempo. Abbiamo aumentato gli appuntamenti e, pur sentendo tutte la mancanza della messa perché chiaramente non consentita, le nonnine in particolare sono state serene nell’accogliere le disposizioni della nostra Diocesi. 
Abbiamo quindi trasformato la cappella, la domenica, in un luogo dove proiettare la messa del Vescovo, partecipando pienamente e distribuendo la Comunione, virtualmente insieme a tutta la comunità di Bologna. Sono stati momenti luminosi e le parole di Zuppi sono state spesso illuminanti, facendoci sentire più nel profondo solidali con i nostri fratelli, con gli ammalati e con le famiglie che soffrivano. 
Poi abbiamo creato un percorso di preghiera speciale, solo per noi, monache e ragazze: il rosario delle 19, fatto prima comunione con il Vescovo poi da sole. La cosa bella è stata che alcune ragazze, di fede ortodossa, hanno imparato il rosario e questo momento è diventato, successivamente, il loro angolo di preghiera per colmare la lontananza con i figli e le famiglie bloccate come noi dal virus. Sono stati momenti di grande forza.
Infine abbiamo sfruttato i momenti di festa per condividere pranzi e cene “tematici”, cucinando una volta italiano, una ucraino e l’altra albanese, dando spazio anche a balli e danze. Siamo cresciuti nell’unità e ci siamo rafforzati condividendo gioie e sofferenze di questo tempo. 
La tecnologia ha reso possibili le videochiamate tra nonnine e parenti, portando grande gioia, grazie al supporto delle ragazze che sono state il tramite “tecnico” oltre che il motore di idee come questa.
La nostre nonnine, poi, sono state lo speciale pubblico del concerto di canti mariani il 25 marzo scorso, accompagnati dall’arpa di suor Agnese, sorella della Comunità Monastica, e dalla voce soprano di Gjyste, nostra collaboratrice con doti canore.

La casa Famiglia ai tempi del Covid-19 ha quindi respirato molta pace interiore, sperimentando la grandissima potenza della comunione nella fragilità. Come ci insegnano le nostre nonnine. Fragili ma consegnati nelle mani di Dio viviamo allora qualcosa di grandioso: ci accorgiamo che cresce la nostra forza e aumenta, sedimentandosi, la pace interiore che viene dalla preghiera. Roccia della nostra Casa. 

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